Libano: nessun accordo sul presidente, situazione in caduta libera
Scritto da Miriam Bolaffi
domenica 13 gennaio 2008
Non è servito nemmeno l’interessamento del segretario generale della Lega Araba, Amr Musa, in Libano si continua a non trovare un accordo sul nome del presidente e la situazione sta lentamente ma inesorabilmente deteriorandosi.
La Lega Araba ha presentato un piano fondato principalmente su due punti: elezione del presidente nella persona del generale Suleiman e formazione di un governo di unità nazionale. Se sul primo punto le divergenze sembrano superabili ma sul secondo le posizioni della maggioranza anti-siriana e dell’opposizione guidata da Hezbollah non sembrano proprio avvicinarsi.
Ieri il Parlamento avrebbe dovuto eleggere Suleiman ma proprio le differenti vedute sulla composizione di un Governo di unità nazionale hanno costretto il presidente dell’assemblea e leader sciita d’opposizione, Nabih Berri, a rinviare la sessione al 21 gennaio, per la dodicesima volta dal 25 settembre scorso.
Purtroppo più si prosegue su questa strada più la situazione libanese si fa complicata. Di fatto la mancanza di un presidente e la conseguente ingovernabilità del paese favoriscono Hezbollah e le sue attività. Proprio nei giorni scorsi alcuni missili katiuscia sono stati lanciati dal sud del Libano verso Israele, un fatto isolato certo ma che non succedeva più dalla fine della guerra e quindi di una certa gravità.
Ancora più grave è il fatto che questo lancio sia avvenuto da un territorio che “teoricamente” dovrebbe essere sotto il controllo di Unifil 2, il che starebbe a dimostrare quello che gli israeliani stanno dicendo da tempo, cioè che il sud del Libano non è affatto sotto ferreo controllo delle forze Onu.
Il mese scorso l’Iran aveva richiamato Hezbollah all’ordine estromettendo per alcune ore il leader storico del movimento islamico, Hassan Nasrallah, dal comando militare di Hezbollah per poi tornare sui suoi passi una volta che il messaggio era stato recepito. Hezbollah deve, secondo Teheran, mantenere alta la tensione in Libano e lungo i confini con Israele, questo per garantire un ulteriore fronte aperto e sempre pronto ad esplodere.
I fatti che stanno accadendo in Libano in queste ultime settimane dimostrano che il volere dei Mullah viene pienamente rispettato: nessun presidente eletto per mantenere la tensione politica ai massimi livelli e grandi manovre nella zona meridionale, alcune anche a sud del fiume Litani, teoricamente interdetto a Hezbollah. Se la Lega Araba sposta il suo Segretario Generale, che tornerà a Beirut giovedì prossimo, significa che ha la percezione che la situazione stia precipitando. Attenzione quindi, l’occidente guarda al Libano con occhio distratto ma la tensione è molto alta e, ricordo, abbiamo oltre 2.500 militari da quelle parti. Non vorrei che a forza di guardare altrove ci si trovasse, senza accorgersene, nel bel mezzo di una guerra civile.
Miriam Bolaffi