I pregiudizi e l’odio nei confronti di Israele
Si colpisce l’ebreo come incarnazione del «sionista», dovunque si trovi, per la sola colpa di esistere. In Italia speravamo che l’ombra lunga del terrore antiebraico non avrebbe insanguinato le nostre città
di Pierluigi Battista
Un ebreo colpito da sei coltellate da un uomo incappucciato in periferia a Milano, davanti a una pizzeria kosher, è una notizia che sgomenta e allarma, anche in mancanza di particolari più circostanziati. Quella che viene definita l’«Intifada dei coltelli», del resto, non prevede nella sua carica di odio distinzioni, distinguo: si colpisce l’ebreo come incarnazione del «sionista», dovunque si trovi, per la sola colpa di esistere. In Europa, del resto, sono stati colpiti supermercati kosher, scuole ebraiche, sinagoghe, luoghi di ritrovo, singoli ebrei braccati e assaliti per strada. In Italia, che pure ha conosciuto nel 1982 l’attentato di fronte al Tempio Maggiore di Roma in cui perse la vita un bambino di due anni, speravamo che l’ombra lunga del terrore antiebraico non avrebbe insanguinato le nostre città. È ancora tutto da verificare quello che è accaduto ieri sera a Milano, la dinamica dell’aggressione, l’identità dell’attentatore, lo spunto da cui è partito l’agguato. Ma la comunità ebraica, e non solo quella di Milano, vive una sindrome terribile di paura. E l’Italia deve preoccuparsi, prendere atto che non esistono zone franche, soppesare le parole, capire che l’odio antiebraico, camuffato da odio antisionista, ha già provocato in Europa lutti atroci in questi ultimi anni. Un segnale, terribile, da non sottovalutare .
Tutto questo avviene alla vigilia della visita in Italia del presidente iraniano Rouhani. Ogni accostamento con i fatti di Milano, beninteso, sarebbe arbitrario: chi lo sostenesse con leggerezza apparirebbe vittima di una furia propagandistica davvero irresponsabile. Eppure è da una parola carica di angoscia, «odio», che occorre partire per una riflessione che sia capace anche di inquadrare l’agguato all’ebreo accoltellato davanti a un ristorante kosher. Infatti il presidente iraniano Rouhani, nell’intervista esclusiva che ha concesso a Viviana Mazza e Paolo Valentino per il Corriere della Sera , ha detto, testualmente, di «amare l’ebraismo» e di rispettare le «religioni monoteiste». Un’apertura importante e significativa, quando anche in Europa gli ebrei vengono uccisi dai combattenti fondamentalisti dell’islamismo politico. Un’apertura tanto più importante perché può dare un segnale molto forte nella visita del presidente iraniano in Italia. Tuttavia c’è un «però» che raggela gli animi e torna a demonizzare l’esistenza stessa dello Stato di Israele proprio quando cittadini ebrei e israeliani sono colpiti dall’odio degli accoltellatori, dai militanti del terrore che non fanno distinzione tra «ebrei» e «sionisti». Il presidente iraniano dice di capire «l’odio» non per gli ebrei ma per lo Stato di Israele. Ma non si possono rispettare gli ebrei e odiare il fatto che gli ebrei abbiano un loro Stato: lo Stato di Israele è lo Stato degli ebrei, che la comunità internazionale ha sancito con una risoluzione dell’Onu.
Ecco perché le parole di Rouhani, che pure sembrerebbero prendere le distanze dal pregiudizio antiebraico, ricadono nello stesso pregiudizio che ha sempre impedito e continuerà ad impedire la possibilità di una soluzione pacifica dei conflitti nel Medio Oriente. Quando Arafat e Rabin si sono stretti la mano con Clinton che faceva da paciere, il riconoscimento reciproco sembrava sul punto di offrire una soluzione storica a una guerra interminabile. Perché il riconoscimento della legittimità dello Stato di Israele è la precondizione della pace, ed è la premessa necessaria affinché anche lo Stato di Israele non possa che imboccare la strada maestra dei «due popoli, due Stati». L’alternativa è un «odio» imperituro, l’antiebraismo che si camuffa con l’antisionismo, una guerra che non avrà mai fine. E i fatti come quello di Milano, che aprono interrogativi angosciosi e impongono a tutti di soppesare le parole e di cancellarne per sempre una: «odio» .
#1Emanuel Baroz
13 novembre 2015 – Il presidente iraniano Hassan Rouhani si è rifiutato di smentire che l’Iran vuole cancellare Israele dalla carta geografica. Intervistato giovedì dalla tv France 2 alla viglia della sua visita in Italia e Francia, alla domanda se condivide la linea del suo predecessore Mahmoud Ahmadinejad secondo cui Israele “non ha alcun posto sulla mappa del Medio Oriente” Rouhani ha risposto: “Come mai questa domanda destinata al mio predecessore torna ora a me?”, ed ha aggiunto che l’Iran non crede in una soluzione a due stati: “Non stiamo parlando di due stati – ha detto Rouhani – ma uno solo. Noi diciamo che tutte le persone originarie della Palestina come era nei confini prima del 1948 [Mandato Britannico] dovrebbero riunirsi e votare per scegliere il sistema [politico]. Israele nella sua forma attuale non è legittimo: questo è il motivo per cui non abbiamo alcun rapporto con esso, perché non lo consideriamo legittimo”.
(Fonte: Israele.net)