L’accusa di Hamas: “Emergenza sanitaria a Gaza”. Ma Israele smentisce
C’è crisi. Grossa crisi. Crisi? Ma quale crisi? Potremmo riassumerla così la nuova «emergenza sanitaria» sulla Striscia di Gaza. «Emergenza» rilanciata con grande evidenza da Al Jazeera e Press Tv, l’emittente iraniana all news in lingua inglese. Ecco, dicono le due tv – rilanciando l’allarme di Adham Abu Salmiyah, portavoce dei servizi medici locali e del pronto soccorso – che «centinaia di pazienti di Gaza sono in grave pericolo di vita se, entro le prossime 48 ore, non avranno accesso a specifici medicinali».
A rafforzare la richiesta di aiuto del medico, ci ha pensato il ministro della Salute di Hamas, Basem Na’im. Che ha invitato i giornalisti a fare un sopralluogo nei magazzini dei medicinali. Lì, il direttore del centro, Mohammed az-Zamili, ha detto che «mancano 180 medicinali, mentre altre 200 stanno per finire».
Quindi tutti ad attaccare in coro il governo israeliano. E tutti a chiedere di togliere il blocco che lo Stato ebraico ha imposto su Gaza in risposta agli attacchi terroristici di qualche anno fa (e se qualcuno ancora non sapesse il motivo per cui Israele controlla gli aiuti umanitari in entrata a Gaza leggesse qui, qui , qui, qui, qui e qui…).
Solo che da Gerusalemme non ci stanno a passare per i cattivi di turno. E così precisano una serie di cose: a partire dal fatto che no, a Gaza non c’è emergenza sanitaria vera e propria. Più semplicemente i medicinali spariscono dai canali ufficiali per essere rivenduti nei mercatini illegali a un prezzo maggiorato. E con l’assenso tacito di Hamas.
E allora. «Proprio ieri (13 giugno, nda) Israele ha inviato, attraverso il valico di Erez, 12 camion pieni di medicinali diretti all’ospedale militare giordano di Gaza», dicono dall’Idf, l’esercito dello Stato ebraico che controlla il flusso delle merci in entrata e uscita sulla Striscia di Gaza e sulla Cisgiordania.
Oltre ai farmaci – continuano dall’Idf – «abbiamo fatto entrare 195 giordani che andranno ad aggiungersi al personale medico fisso e che sostituiranno quelli in uscita». E ancora: «Una cisterna di carburante, un camion-frigo e prefabbricati, che andranno ad aumentare la capacità ricettiva dell’ospedale già esistente di altri 300 metri».
Quindi la replica ufficiale ai palestinesi di Hamas: «L’ospedale da campo giordano cura ogni giorno circa mille palestinesi, tutti quelli che hanno bisogno di trattamenti clinici particolari vengono spediti subito in Israele. I farmaci arrivano nella Striscia ogni giorno e, per quanto riguarda il personale, i medici entrano da Allenby Bridge (al confine tra Israele e Giordania, nda) senza passare attraverso i check-point e senza i controlli di routine, sia all’andata che al ritorno».
(Fonte: Falafel Cafè, 14 giugno 2011)
Nella foto in alto: i pullman che riportano il gruppo di medici giordani dell’ospedale da campo “Gaza 13” allestito nella Striscia di Gaza a casa. Gli stessi verranno sostituiti da altri 195 medici giordani che costituiranno l’ospedale da campo denominato “Gaza 14”
#1alfonso
Sicuro,ragazzi: ma andatelo a raccontare e quei due tristi figuri che rispondono ai nomi di Illan Pappé e Noam Chomski,che hanno scritto “Ultima fermata gaza”,dove si parla di “campi di sterminio di gaza”.Io in tal caso esigo che mi mostrino in diretta le camere a gas,i forni crematori e le ceneri dei gassati!!! Andatelo a dire a Mario Vargas llosa, che sull’esimio “Repubblica” tempo fa pubblicò tre articoli di seguito dove si abbeverava alle pure fonti del Clitumno delle opinioni dell’esimio professor Pappé di cui era graditissimo ospite nella casa casa di Haifa. Fra le tante balle raccontate da pappé c’era quella per cui “è difficilissimo ottenere un visto per Israele”. E tutti quelli che partono ogni giorno da Milano e Roma? tutti agenti del Mossadß tutti collusi con lo Shin Bet? Ma ho divgato,scusatemi. Era per la cronaca 🙂
#2Marco
A noi italiani non serve il visto per entrare in israele. Siamo infatti tutti della Cia